Raccontare, Resistere

La Patagonia mi manca, anche se è difficile capirlo: laggiù non c’è nulla, assolutamente nulla, eppure quei luoghi mi legano, mi incatenano terribilmente. È difficile da spiegare: quella sensazione di libertà che ti danno i grandi spazi aperti, il sapere che se ti muovi in qualunque direzione non ti mancherà mai la terra sotto i piedi… Una volta ho visto un film western in cui c’erano dei pionieri che andavano verso ovest: quando il West finiva, finiva anche il loro sogno. In Patagonia, invece, non so perché, hai la sensazione che lo spazio non finisce mai. Non c’è nessun’altra regione del mondo in cui sento che la mia immaginazione vola così in alto. I pochi oggetti che incontri ti raccontano storie, spesso terribili. Ti imbatti in qualche rovina, qualche muro diroccato in mezzo al nulla e ti chiedi cos’è successo lì, quali storie si nascondono in quei muri rimasti a stento in piedi. Le persone che incontri di solito sono disperati che hanno perfino dimenticato perché lo sono. Praticano la disperazione come una specie di disciplina di vita, sognano di andare via, ma sanno che non partiranno mai. Oppure sono poeti inconsapevoli. Una volta, durante un’escursione a cavallo con Daniel Mordzinski, il mio amico fotografo, lontani chilometri e chilometri dal più vicino abitato, ci salutò un uomo sui quarant’anni, con una barba lunga e una specie di martelletto in mano. Procedeva guardandosi intorno, attentissimo. “Cerca qualcosa?” gli chiedemmo. “Un violino” rispose lui. Daniel e io ci guardammo di sottecchi, sorridendo, come per dirci: “ Un altro matto…” “Allora lo cerchiamo insieme” dicemmo, tanto per divertirci un po’. Procedemmo affiancati per chilometri, noi sorridendo sotto i baffi, lui zitto, sempre concentratissimo e attento a quello che ci circondava, finché in una radura smontò da cavallo e si avvicinò a dei tronchi caduti. Ne percosse tre o quattro col martelletto, poi la sua faccia si aprì in un incredibile sorriso. “L’ho trovato” disse, “lo sapevo che c’era.” Noi ci guardammo stupefatti: aveva ragione lui. Era un liutaio, e aveva trovato il legno adatto per costruire un violino.

Luis Sepulveda

Raccontare, Resistereultima modifica: 2004-04-13T19:07:29+02:00da hasteryon
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2 pensieri su “Raccontare, Resistere

  1. Non mi dispiace nulla, caro amico, ognuno proietti il film che vuole sulla mia tela e mi lasci proiettare il mio sulla sua. Come ombre sgangherate cerchiamo di cogliere i sensi, ma siamo ombre e solo l’amicizia schiarisce i contorni e delinea il senso… Sepulveda, lui lo sapeva bene… Grazie di essere passato, ciao

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